Illuminated Cavern: A Journey Through Light

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Un grande interno di grotta che somiglia a una navata senza religione. Volta altissima, pietra levigata, aria lattiginosa. La luce non arriva da un sole, arriva da una sola apertura geometrica a sinistra, un rettangolo bianco che non mostra nulla. Non paesaggio, non valle. Solo un bianco denso, come futuro non ancora traducibile. A destra, una parete-muraglione perfettamente verticale, quasi un monolite. Stringe lo spazio e lo rende corridoio. Non minaccia, contiene. È la regola che ti impedisce di disperderti. Sul pavimento, una salita appena accennata, più mentale che fisica. In primo piano un uomo minuscolo, figura scura, senza volto, inclinata in avanti. Tiene con due mani un cilindro puro, un bastone da pioggia ridotto a forma assoluta, come un asse che serve a non perdere l’equilibrio. Accanto a lui, sul terreno, un’ombra che non coincide perfettamente con il corpo, leggermente in anticipo o in ritardo. È il tempo che scarta. Nell’aria, quasi invisibile, un pulviscolo che cade dall’alto come sabbia, ma non si deposita. È una clessidra senza vetro. Percepisci la fuga, non la misuri. In fondo, sul pianoro, un torrione di roccia costruito a gradoni netti, tra Babele e turris eburnea, ma completamente muto. Su ogni livello ci sono incisioni sottili, alfabeti illeggibili, come competenze che il mondo non riconosce più. Attorno alla base, una strada traccia una curva perfetta e innaturale. Su quella curva due o tre auto minuscole, quasi giocattolo, immobili o lentissime. Non sono protagoniste, sono la profanazione quieta. Dicono che si può arrivare senza fatica. E proprio per questo, per un attimo, tutto sembra inutile. Sulla sinistra del pianoro, tre finestre tagliate nella roccia come ferite geometriche. Danno sull’abisso bianco. Nessun dettaglio. Solo vertigine. E poi un dettaglio decisivo, il più metafisico di tutti. Sulla pietra, vicino alle auto, c’è un cartello senza scritte. Un segnale vuoto. Indica qualcosa che non è più nominabile. Il mondo è pieno di segni, ma il significato non è garantito.

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A conceptual artwork depicts a cavernous, light-colored stone hall with uneven walls and a high arched ceiling. On the left wall, three rectangular windows with bright white light pouring through them illuminate the space. The middle and right windows have decorative, geometric concrete columns. On the floor in the foreground, a winding, dark grey road with a white dashed line runs from the lower left to the right, curving towards a large white tower made of stacked blocks, which acts as a central focal point. The tower has stairs zig-zagging up its sides, and inscriptions on its blocks, including "Balet Tower" and "Baky Tower." To the left of the road, two toy miniature cars, one dark red and one light blue, sit parked on the light-colored ground. Behind them, a blank white billboard stands on two poles. To the right of the road, a dark-clothed figure wearing a balaclava leans on a tall white cylindrical pillar, from which light emanates, casting a dark elongated shadow to the right. Small white particles appear to be disintegrating from the pillar and from the lower steps of the tower, creating a ethereal effect. The entire scene is bathed in a soft, bright, diffused light,

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