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Lettera a Cyrano Caro Cyrano, non so dove siano finiti i tuoi passi, se hai oltrepassato la soglia del silenzio o ti sei semplicemente ritirato dietro un sipario d’ombra. Ma i tuoi versi restano qui, come bottiglie affidate alla corrente, piene di frammenti di te. Hai trasformato stanze ordinarie in paesaggi interiori: una terrazza, una camera da letto, uno studio—diventati confessionali, palcoscenici, osservatori. E in ogni parola, anche la più leggera, hai posato un pezzetto d’anima, a volte scoperto, altre avvolto nel mistero del gioco. Quel tuo "niente più di tutto questo" non è un’uscita di scena, è un testamento. Non di rassegnazione, ma di compimento. Come se scrivendo avessi consumato il fuoco che bruciava dentro, e ora, spento ogni rumore, potessi finalmente riposare. Chi ti ha letto sa. Sa che in quelle rime hai lasciato carne, sogni, dubbi e desideri. E chi ha avuto il privilegio di incrociare la tua voce—anche solo una volta—non potrà più dimenticarla. Oggi ti scrivo per dirti grazie. Per aver parlato quando nessuno osava. Per aver riso tra le lacrime. Per aver scritto anche senza un perché. E anche se ora non c’è più “tutto questo”, noi continuiamo, un verso alla volta, portando con noi la scintilla che hai acceso nel buio. Con affetto, uno dei tanti che ti hanno letto con il cuore.
A heartfelt letter reflecting on the impact of a beloved writer's words. It expresses gratitude for their ability to transform ordinary spaces into profound experiences, leaving a lasting legacy.