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Composizione simbolica astratta e metafisica di altissima scuola, qualità museale, grande formato, olio su tela con velature e materia controllata. Nessuna figura riconoscibile, nessun paesaggio descrittivo: la scena parla solo per simboli. Spazio-ambiente: una vasta camera a volta, ridotta a geometria essenziale, come una navata di pietra sospesa nel vuoto. A destra un monolite verticale scuro (muro morale) che chiude e comprime. A sinistra un varco enorme di luce bianco-latte (il FUTURO), ma il varco non rivela nulla: è un rettangolo/ellisse di luminanza piena, abbagliante e senza immagine, come un “possibile” non ancora decifrato. La salita: una rampa di pietra che non è rampa ma vettore, una diagonale netta che attraversa lo spazio. Lungo questa diagonale, al posto del viandante, un unico segno: un cilindro scuro inclinato (bastone da pioggia) sorretto da due archetti sottili che lo “abbracciano” senza essere mani. Il cilindro è l’asse del Sé, appoggio e scettro, ma ridotto a forma primaria. Il tempo: dall’alto della volta cade una pioggia di micro-granuli e minuscoli trattini, come sabbia e punti di luce insieme, che non si deposita mai. Alcuni granuli si dissolvono prima di toccare terra. Inserire un’ombra “fuori fase”: la proiezione del cilindro non coincide con l’oggetto, è leggermente spostata, come se il tempo scartasse. La cima/pianoro: una piattaforma spoglia, quasi un altare laico. Al centro un torrione astratto costruito a gradoni, simile a una ziggurat monolitica, con incisioni sottilissime come alfabeti illeggibili (competenze che il mondo non sa più leggere). Il torrione deve risultare insieme sacro e inutile, monumento e impasse. La valle non guardata: sul lato sinistro della piattaforma, tre tagli rettangolari nella “parete” (finestre/ferite) che aprono su bianco assoluto, senza prospettiva, solo vertigine luminosa. Nessun dettaglio paesaggistico, solo assenza. La ferita dell’inutilità: una curva sottile, quasi una linea di strada, attraversa la piattaforma in modo innaturale e perfettamente regolare. Su questa linea, tre piccole forme ovoidali metalliche (auto ridotte a segni) come insetti, identiche e impersonali. Accanto, un cartello vuoto: un rettangolo su un’asta senza scritte, segno del mondo che indica ma non nomina. Presenze umane solo come minuscoli segni verticali lontani, senza tratti, quasi cancellati. Tavolozza: bianco minerale, grigi perla, blu ardesia, ocra spenta; contrasti controllati, niente colori saturi. Atmosfera di silenzio e urgenza, sublime trattenuto. Pittura colta: velature, microabrasioni, impasto selettivo sulle masse; bordi netti sulle geometrie principali, sfumature profonde nel vuoto del varco. Nessun testo, nessuna iconografia religiosa esplicita, niente fantasy, niente digitale evidente: pura metafisica simbolica.
Overhead view of a minimalist, surrealist landscape, inspired by Roger Dean, showing a vast, sandy desert floor stretching towards a bright, luminous white oval on the horizon. The sky is a dark, gradient blue, meeting the sand at a curved, grey stone wall, creating a tunnel-like effect. From a dark circular opening in the ceiling, a shower of small, white particles falls onto a large, stepped pyramid structure centrally located in the image. This pyramid is dark grey with multiple arched doorways and a grand staircase leading up. To the left foreground, a black, abstract, wire-like figure stands upright on a dark grey stone path that extends from the foreground to the horizon, flanked by three mushroom-shaped cannons. To the right, a tall, dark grey stone obelisk, sculpted with ancient carvings, stands prominently. The desert floor is textured with undulating sand dunes and sparse, dark grey rocks. The light emanating from the white oval casts a soft, ethereal glow across the scene.